Quando le famiglie entrano nelle istituzioni: l'incontro tra la Fondazione Libera Schola e il Ministro Valditara

Il 2 marzo 2026, nella Prefettura di Milano, si è svolto un incontro che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare: una delegazione di famiglie in istruzione parentale ha incontrato il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

A rappresentare la comunità degli homeschoolers era presente la Fondazione Libera Schola, che negli ultimi anni ha lavorato con costanza per costruire ponti tra famiglie, istituzioni e società civile, accompagnando la crescita dell'istruzione parentale in Italia e promuovendo un dialogo sempre più aperto con il mondo istituzionale.

Non si è trattato di un incontro isolato e nemmeno del primo momento di confronto. Quello del 2 marzo rappresenta infatti il quarto appuntamento istituzionale in cui la Fondazione Libera Schola si è fatta promotrice di un dialogo diretto tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito e la comunità delle famiglie che hanno scelto l'istruzione parentale.

Questo dato racconta molto del momento che stiamo vivendo. Negli ultimi anni l'educazione parentale in Italia è cresciuta e si è trasformata da realtà poco conosciuta a fenomeno culturale sempre più significativo, capace di coinvolgere famiglie, educatori, comunità locali e studenti di tutte le età.

Quando un movimento educativo cresce, diventa naturale che si apra un dialogo con le istituzioni. Non per chiedere privilegi o eccezioni, ma per contribuire alla costruzione di un sistema educativo più ricco, plurale e capace di rispondere ai bisogni reali dei bambini e dei ragazzi.

In questo contesto la Fondazione Libera Schola svolge un ruolo fondamentale: facilitare il confronto, creare spazi di ascolto e rendere visibile una realtà educativa che negli ultimi anni ha generato esperienze di grande valore. Negli ultimi anni sempre più famiglie hanno iniziato a interrogarsi profondamente su cosa significhi educare. Domande che per generazioni erano rimaste implicite sono tornate al centro delle conversazioni tra genitori, educatori e studenti.

Come imparano davvero i bambini?

Qual è il ruolo della scuola nella crescita di una persona? Esiste un solo modo per costruire un percorso educativo?

Per molte famiglie queste domande sono diventate il punto di partenza di un percorso diverso. Alcune hanno scelto l'homeschooling, altre hanno sviluppato comunità educanti o progetti educativi innovativi. Altre ancora hanno iniziato semplicemente a guardare all'educazione con uno sguardo più consapevole e critico. La scelta dell'istruzione parentale raramente nasce da un rifiuto ideologico della scuola. Nella maggior parte dei casi nasce dal desiderio di creare per i propri figli un ambiente di apprendimento che rispetti davvero i loro tempi, i loro interessi e la loro unicità.

Chi vive l'istruzione parentale lo sa bene. Da una parte c'è la quotidianità dell'apprendimento: giornate fatte di letture, esperimenti, progetti, conversazioni, incontri con persone diverse, viaggi ed esperienze sul campo. Dall'altra parte c'è il rapporto con le istituzioni, che richiede comunicazione, chiarezza e confronto.

Un dialogo reale tra famiglie e istituzioni

Proprio per questo momenti come questo assumono un significato particolare. Permettono di trasformare un rapporto spesso puramente amministrativo in un dialogo reale tra famiglie e istituzioni. Durante l'incontro con il Ministro Valditara la delegazione della Fondazione Libera Schola ha avuto l'opportunità di presentare un quadro concreto della realtà dell'istruzione parentale in Italia. Non un manifesto ideologico, ma un racconto fatto di esperienze reali: famiglie che educano i propri figli, studenti che costruiscono percorsi di apprendimento personalizzati e comunità che si organizzano per offrire nuove opportunità educative.

Uno degli aspetti più significativi dell'incontro è stato l'approccio adottato dalla delegazione. L'obiettivo non era limitarsi a presentare una lista di problemi o rivendicazioni, ma portare anche proposte e soluzioni concrete. Quando si dialoga con le istituzioni è facile soffermarsi esclusivamente sulle difficoltà: problemi normativi, incomprensioni burocratiche, mancanza di informazioni. Tutti elementi reali, che molte famiglie si trovano ad affrontare nel loro percorso. Tuttavia, per costruire un confronto costruttivo è altrettanto importante mostrare ciò che funziona.

Negli ultimi anni la comunità dell'istruzione parentale ha generato una sorprendente varietà di iniziative: reti di famiglie, progetti educativi locali, accademie online, laboratori esperienziali e comunità di apprendimento. Queste esperienze rappresentano un patrimonio educativo prezioso, perché mostrano concretamente come l'apprendimento possa assumere forme diverse, creative e profondamente personalizzate.

Le lettere dei ragazzi

Uno dei momenti più emozionanti dell'incontro è stato quando Erika Di Martino, membro della Fondazione Libera Schola e figura di riferimento per molte famiglie in istruzione parentale, ha consegnato al Ministro una raccolta di lettere scritte da bambini e ragazzi. Molte di queste lettere provenivano dagli studenti di EDUlearn Academy, ma anche da bambini e ragazzi di altre famiglie in istruzione parentale, insieme a testimonianze di genitori ed educatori. Non erano testi costruiti per convincere qualcuno. Erano racconti sinceri. Ragazzi che spiegavano cosa significa imparare seguendo le proprie passioni. Studenti che descrivevano i loro progetti, le loro scoperte, le loro difficoltà e le loro conquiste.

Alcuni raccontavano di aver riscoperto il piacere di studiare dopo anni di frustrazione. Altri parlavano delle competenze sviluppate attraverso progetti concreti: programmazione informatica, musica, arte, lingue, scienze e scrittura. In quelle pagine c'era qualcosa che spesso manca nei grandi dibattiti sull'educazione: la voce diretta degli studenti.

Normalizzare l'homeschooling

Uno degli obiettivi più importanti dell'incontro era anche contribuire a normalizzare la presenza dell'istruzione parentale nel dibattito educativo italiano. Per molte persone questa realtà è ancora poco conosciuta. Per altri suscita curiosità e talvolta perplessità.

In realtà l'homeschooling non è una teoria radicale né un esperimento sociale. È un approccio educativo basato su un'idea molto semplice: i bambini hanno una naturale curiosità verso il mondo e, se crescono in ambienti ricchi di stimoli e relazioni significative, questa curiosità diventa il motore dell'apprendimento. Molte famiglie che praticano l'istruzione parentale raccontano esperienze simili: quando la pressione esterna diminuisce e i bambini hanno la possibilità di esplorare il mondo con libertà e responsabilità, l'apprendimento diventa più profondo e autentico.

Normalizzare l'homeschooling non significa affermare che sia la scelta giusta per tutti. Significa riconoscere che l'educazione non è un modello unico e che esistono diverse strade per imparare. Un altro punto importante emerso durante l'incontro riguarda il rapporto tra istruzione parentale e scuola statale.

Spesso questi due mondi vengono raccontati come opposti o incompatibili. In realtà la relazione può essere molto più ricca e interessante. L'istruzione parentale può diventare un laboratorio di innovazione educativa. Molte delle pratiche sviluppate dalle famiglie — apprendimento esperienziale, personalizzazione dei percorsi, uso creativo della tecnologia e progetti interdisciplinari — rappresentano spunti preziosi per ripensare anche l'educazione scolastica.

I progetti dei giovani homeschoolers

Durante l'incontro sono stati presentati anche due progetti concreti sviluppati da giovani homeschoolers.

Il primo è PRIMA , un manuale delle emergenze realizzato da un gruppo di studenti in istruzione parentale. Si tratta di una guida pratica pensata per bambini e adolescenti che spiega come affrontare situazioni di emergenza come incendi, evacuazioni o incidenti domestici. L'obiettivo del progetto è semplice ma potente: aiutare i ragazzi a sviluppare competenze reali per affrontare il mondo.

Il secondo progetto riguarda il cortometraggio My Way , realizzato da Olivia Curto, una giovane homeschooler. Il film racconta cosa significa vivere con difficoltà di apprendimento all'interno di un sistema scolastico che spesso fatica a riconoscere e valorizzare le diverse modalità di apprendere. Attraverso il linguaggio del cinema, My Way riesce a trasmettere con grande intensità le emozioni, le frustrazioni e le possibilità di trasformazione che molti studenti vivono.

Durante l'incontro è stato proposto al Ministro di portare questi progetti anche nelle scuole, proprio per creare un dialogo sempre più aperto tra studenti della scuola statale e ragazzi in istruzione parentale.

Un segnale incoraggiante

Il Ministro ha mostrato grande apertura verso queste iniziative, riconoscendo il valore dell'istruzione parentale e l'importanza di ascoltare le esperienze che nascono nella società. Questo atteggiamento rappresenta un segnale incoraggiante.

Il futuro dell'educazione probabilmente non sarà costruito da un unico modello dominante. Sempre più assisteremo alla nascita di ecosistemi educativi complessi, in cui scuole, famiglie, comunità e piattaforme di apprendimento collaborano tra loro.

In questo scenario l'istruzione parentale non rappresenta una realtà marginale, ma una delle tante strade possibili attraverso cui le persone possono imparare e crescere. Quando famiglie e istituzioni si incontrano davvero, qualcosa cambia. Il dialogo sostituisce il sospetto. La collaborazione prende il posto della distanza. Le esperienze reali entrano finalmente nelle conversazioni politiche.

Forse proprio da questi incontri può nascere una nuova stagione dell'educazione, in cui la libertà educativa non venga vista come un problema da gestire, ma come una risorsa per tutta la società. Le famiglie che scelgono l'istruzione parentale affrontano ogni giorno una domanda fondamentale: come aiutare i bambini e i ragazzi a diventare persone curiose, responsabili e capaci di costruire il proprio futuro.

Il fatto che oggi queste esperienze possano entrare nelle istituzioni grazie al lavoro di realtà come la Fondazione Libera Schola è già, di per sé, un segnale che qualcosa sta cambiando.

Autore: Erika Di Martino 26 gennaio 2026
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