Incontro Europeo Homeschoolers a Brașov (RO) – 24–28 settembre 2025

Quando le famiglie si incontrano, nasce una nuova educazione


Dal 24 al 28 settembre 2025, la Fondazione Libera Schola ha partecipato a un incontro internazionale dedicato alle famiglie che praticano istruzione parentale. La cornice? La città di Brașov, in Romania, con le sue mura antiche, le montagne sullo sfondo e un’atmosfera che ha saputo accogliere con calore oltre cento famiglie da tutta Europa e Nord Africa.


Abbiamo vissuto giornate intense di scambi, ispirazioni e pratiche concrete. Le mattine erano dedicate a tavoli di lavoro per genitori su temi chiave: organizzazione dell’apprendimento, burocrazia nei diversi paesi, lavoro da remoto, gestione familiare. I pomeriggi si aprivano alla scoperta del territorio, con visite culturali e attività genitori-figli. Le serate comunitarie si concludevano spesso attorno a un grande falò, tra racconti, canti tradizionali rumeni, danze collettive e piatti condivisi. Lì, nel cerchio del fuoco, ci siamo ricordati perché facciamo ciò che facciamo: per costruire legami che nutrono l’apprendimento e la crescita.


La presenza di giovani adulti cresciuti fuori dal sistema scolastico tradizionale ha dato un segnale forte: sì, è possibile crescere liberi e competenti, quando si è accompagnati con fiducia. Le famiglie hanno condiviso strumenti, idee, ma anche dubbi e vulnerabilità. Questo rende questi incontri così preziosi: non si torna solo con appunti, ma con visioni.


In un’Europa dove in alcuni paesi – come Germania e Svezia – l’homeschooling è ancora vietato, e in altri – come la Slovenia – è limitato da esami statali massivi, costruire alleanze internazionali è fondamentale. Anche il Regno Unito vive oggi pressioni politiche per restringere la libertà educativa.


La comunità educante come risposta alla frammentazione


Uno degli aspetti più toccanti dell’incontro a Brașov è stato vedere come famiglie che parlano lingue diverse, vivono in contesti molto differenti e seguono approcci pedagogici eterogenei, riescano comunque a costruire un  linguaggio comune. Un linguaggio fatto di ascolto, curiosità, rispetto per i tempi dei bambini e desiderio autentico di crescita condivisa.


In un mondo in cui l’educazione viene sempre più appiattita su standard, test e conformismo, riconoscersi come comunità educante transnazionale è un atto culturale e politico potente. Le famiglie presenti a Brașov non erano semplicemente “fuori dalla scuola”: erano dentro un progetto più ampio di rigenerazione sociale, che parte dalla relazione e dalla fiducia nelle potenzialità di ogni essere umano.

La Fondazione Libera Schola si inserisce in questa visione come punto di riferimento per chi desidera costruire, non solo scegliere un’alternativa. La nostra presenza a Brașov ha permesso di intrecciare nuovi legami con realtà educative in Romania, Ungheria, Polonia e paesi anglofoni, con cui stiamo già avviando progetti congiunti di ricerca, mobilità e formazione. Perché educare fuori dalla scuola non significa “fare da soli”, ma costruire nuove strade, insieme. E in tempi di incertezza, essere parte di una rete viva, radicata e orientata al bene comune è ciò che rende possibile non solo resistere, ma fiorire.


La Fondazione Libera Schola è nata anche per questo: non solo per sostenere le famiglie nel quotidiano, ma per presidiare con consapevolezza il diritto a una pedagogia viva, libera e autentica, contribuendo a costruire una rete europea che difenda l’infanzia, la famiglia e il futuro. Perché un’altra educazione non solo è possibile, esiste già e ogni incontro ci ricorda che non siamo soli.


Homeschooling Europe è un’Associazione non profit con sede a Losanna, in Svizzera.
Creata secondo le leggi del Canton Vaud, difende il diritto fondamentale dei genitori di scegliere l’educazione dei propri figli e promuove la libertà di homeschooling in tutta Europa.

L’associazione rappresenta e sostiene le famiglie e le organizzazioni nazionali, fornisce informazioni e contatti utili, facilita la ricerca e l’accesso a risorse, organizza incontri e conferenze. Homeschooling Europe lavora affinché i genitori possano esercitare pienamente il loro diritto di scelta educativa, sempre nell’interesse dei bambini.


4 aprile 2026
Da qui emerge una riflessione che tocca corde profonde anche fuori dall’aula scolastica. Quante volte, come adulti, confondiamo la tranquillità con il successo? Quante volte chiediamo ai più giovani di adattarsi per il loro bene, senza chiederci se ciò che funziona per molti sia davvero giusto per tutti? La provocazione non riguarda soltanto la scuola, ma il nostro intero modo di pensare la crescita. Nel percorso personale e professionale di Erika Di Martino, questa domanda diventa una scelta. Madre di cinque figli che non hanno mai frequentato la scuola tradizionale, ricercatrice e presidente della Fondazione Libera Schola, osserva da anni cosa accade quando l’educazione incontra la complessità reale delle persone. Il punto non è scegliere un’alternativa per opposizione, ma riconoscere che la diversità non è un’eccezione da gestire, bensì la condizione di partenza. Il fenomeno dell’istruzione parentale offre uno sguardo concreto su questa trasformazione. In Italia gli studenti coinvolti sono oltre sedicimila e il numero è cresciuto rapidamente negli ultimi anni. Negli Stati Uniti si parla di milioni di studenti al di fuori del sistema tradizionale. Non si tratta di una nicchia ideologica, bensì di un segnale che attraversa sistemi educativi diversi. Sempre più famiglie si trovano a confrontarsi con limiti strutturali che rendono difficile accogliere tempi, bisogni e modalità di apprendimento non standardizzabili. Il contesto contemporaneo rende questa riflessione ancora più urgente. L’intelligenza artificiale ha cambiato radicalmente il rapporto tra conoscenza e apprendimento. Oggi l’accesso alle informazioni non rappresenta più il vero problema. La capacità di orientarsi, collegare e interpretare diventa invece centrale. Per anni si è sostenuto che una vera personalizzazione dell’educazione fosse impossibile, frenata da limiti organizzativi e strutturali. Oggi questi limiti si stanno progressivamente dissolvendo. In questo scenario, continuare a proporre a tutti lo stesso percorso nello stesso modo e nello stesso tempo non appare più come una necessità inevitabile. Assume piuttosto il volto di una scelta culturale. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’insegnante, ma mette in crisi uno dei presupposti più radicati del sistema: l’idea che non esistano alternative praticabili. I dati raccontano una realtà complessa e, per certi versi, contraddittoria. Da un lato l’abbandono scolastico è diminuito, segno di un sistema che riesce a trattenere sempre più studenti. Dall’altro emergono difficoltà profonde nella comprensione e nella partecipazione attiva alla vita sociale ed economica. Sempre più giovani si trovano in una zona sospesa, fuori dal lavoro e dall’istruzione. Restare all’interno del sistema non coincide automaticamente con la capacità di stare nel mondo. È qui che la metafora iniziale torna con una forza rinnovata. La Sicilia, scriveva Goethe, è la chiave di tutto. Una chiave non semplifica, non riduce la complessità. Permette di aprirla. Il problema non è avere una chiave, ma pretendere che una sola chiave possa aprire tutte le porte. Se il sistema educativo rimane troppo stretto, inevitabilmente qualcosa di vivo resta fuori. La riflessione proposta da Erika Di Martino non si configura come un attacco alla scuola tradizionale, né come un invito a sostituirla. Si tratta piuttosto di un cambio di prospettiva. Educare non significa adattare le persone a un modello predefinito, ma costruire spazi capaci di accogliere la complessità umana. Significa riconoscere che l’apprendimento non è lineare, che ogni percorso ha tempi e forme proprie, che la diversità non è un problema da risolvere ma una realtà da comprendere.  A questo punto la domanda non riguarda più soltanto il sistema educativo. Riguarda ciascuno di noi. Siamo davvero pronti a immaginare un’educazione che non chieda alle persone di entrare in uno schema, ma che sappia espandersi per contenerle? In un mondo in cui le risposte sono sempre più accessibili, la vera sfida potrebbe non essere accumulare conoscenze, ma sviluppare la capacità di attribuire senso, di scegliere, di restare profondamente umani.
Autore: Matteo Curto 31 marzo 2026
A TEDxGiarre 2026, Thomas Curto ha offerto una testimonianza potente e provocatoria, mettendo in discussione uno dei principi più radicati del nostro sistema educativo: la necessità di frequentare la scuola per avere successo. La sua storia, infatti, non è solo quella di un giovane che ha intrapreso un percorso accademico straordinario presso il Politecnico di Milano, ma è anche la testimonianza di un approccio educativo radicalmente diverso, che ha trovato nelle mura di casa la sua palestra per l'apprendimento. Curto ha vissuto l’istruzione fuori dai confini tradizionali, sperimentando l'educazione parentale (homeschooling), un modello che oggi sta guadagnando sempre più spazio come valida alternativa alla scuola tradizionale.